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Un bambino di nome Alzheimer 
Recensioni e commenti

Un bambino di nome Alzheimer

 

(...) il suo libro mi ha molto colpito. L'ho letto con un profondo coinvolgimento personale. E' un racconto scritto con lucidità etica e grandezza morale. Ed è prezioso anche per le indicazioni che dà e il conforto umano che offre, nella drammaticità dell'esperienza. Il tema dei limiti e delle minoranze riguarda tutti.
Grazie per avere scritto questo libro.

Giuseppe Pontiggia
(scrittore-critico, Milano)

(...) con il mio percorso medico-radiologico e radiobiologico intenso di passione, ricerca e dedizione disinteressata, ho letto le sue intense pagine d'amore ed affetto soccorevoli, ovunque commoventi e di altissima umanità (...). Altra perfidia del male, che si scolmi la vela dell'assistenza e della solidarietà... Vorrei dire che il soggetto, più o meno consciamente, vive l'apoptosi cellulare, infinite micromorti d'una via crucis sublime...

Cesare Ruffato
(poeta-critico-medico, Padova)


(...) il suo libro ha una duplice valenza: una scientifica, come documento preciso, puntuale e chiaro di un evento seguito passo passo, in anni di attenzione totale, ma affettiva e artistica nel contempo, che fa assurgere il documento a prova d'amore e oggetto d'arte (...). Coraggiosa resistenza al dolore, alla tentazione della resa (...). Ha fatto bene a fissare in uno scritto un'esperienza tanto importante, esemplare...
Grazie per avermi fatta partecipe di una prova così umanamente e artisticamente significativa (...).

Anna Ventura
(poeta-critico, L'Aquila)


(...) Tutti dovrebbero leggerlo, perché è giusto che tutti sappiano di quanto orrore, di quanta sofferenza e di quanta abnegazione possa intridersi la vita di ognuno di noi (...). Il modo incisivo, perspicuo, con il quale descrive e racconta la vicenda, contribuisce a parteciparvi con una forte emotività, per cui, alla fine del libro, si rimane sconvolti, ma con una maggiore consapevolezza e della malattia, tremenda, di cui si parla, e del corredo di accorgimenti, di attenzioni, di "astuzie", necessarie per conviverci (...). Un libro, il suo, che dovrebbe indurci ad essere più sensibili a certe situazioni e magari meno attenti ai nostri piaceri, ai nostri stupidi egoismi (...). Comunicare certe realtà è un dovere sociale (...).

Pietro Civitareale
(poeta-critico, Firenze)

 
 (...) piccolo/grande documento di vita vissuta... Il testo è senza alcun dubbio leggibilissimo e di rapida interpretazione... Trasparente l'ansia e l'angoscia di chi racconta, e profondamente accattivante la tenerezza e l'amore di chi soffre (...).

Antonio Spagnuolo
(poeta-critico-medico, Napoli)


(...) Ho letto con commozione il suo libro. Spero che questi anni di fatica e di amore le abbiano offerto uno sconfinato dono di pace...

Marco Guzzi
(scrittore-critico, Roma)


(...) lei con rara sapienza ed anche con poesia introduce il senso di una infanzia disperatamente fiduciosa e ci partecipa un'esperienza di vita eroica e responsabile... Credo che ci sia bisogno di libri come il suo, poiché la gente ricordi, in questo mondo di finzioni ed edonismi, la verità del dolore... La ringrazio di cuore... A lei auguro tanta serenità spirituale e credo già ne sia ricca per addivenire ad una pubblicazione che richiede, nel filtro letterario, anche amoroso distacco...

Maria Grazia Lenisa
(poeta-critico, Terni)


(...) Ho letto "Un bambino di nome Alzheimer" con avidità e con la speranza segreta di trovarvi un indizio, un avvio alla soluzione di un problema così angosciante. E non sono stato deluso: lei non apre, non afferma, per esperienza diretta, una via da seguire in attesa che la scienza trovi un qualche minimo traguardo: l'amore, costante, vero, partecipato a chi soffre (...). Mi è piaciuta la maniera diretta con la quale ha raccontato senza amplificare il pathos, senza appesantire le tinte. E' stata l'anima a parlare e ciò potrà, forse, aiutare i medici ad impegnarsi ancora di più (...). Ma lo Stato dov'è? Si stanziano centinaia di miliardi per sciocchezze e per la ricerca - è un antico motivo, lo so - solo briciole (...).

Dante Maffia
(poeta-critico, Roma)

(...) Vorrei soltanto pensare che lei abbia magistralmente saputo raccontare e creare personaggi e vicenda. Ma purtroppo non credo sia così e allora questa allucinante realtà che supera ogni fantasia è coinvolgente emotivamente (...). Lei scrive e racconta molto efficacemente... Conserverò il suo libro fra le cose care in famiglia (...).

Mario Dentone
(scrittore-critico, Moneglia)

(...) prima di avviarne la lettura, mi è piaciuta l'elaborazione dell'immagine, in copertina: che i vari piani di una torta nuziale vogliano forse dire i tornanti di un percorso difficilissimo, ma sempre in ascesa, i gironi di un Purgatorio dantesco, cui però non è mai preclusa la luce? (...) e l'immagine ovviamente in bianco della sposa, che si sfoca, per consentire all'altro protagonista, lo sposo, di deporre il troppo scuro dell'abito che indossa ed essere equiparato nella porzione di luce? (...). Procedendo nella lettura del libro, così essenziale, lucido, necessario, non ho potuto che ripensare a quanto quell'immagine di copertina fosse giusta e riuscisse ad introdurre per davvero nel cuore del tema del libro (...). Le auguro per esso una diffusione amplissima, che ritengo debba avere per la valenza sociale, per la lucida testimonianza, ma anche per le doti di scrittura e di narrazione, che esso rivela (...).

Matilde Tortora
(scrittrice-critica, Cosenza)

(...) Il prezioso libro di una persona che ha coraggiosamente affrontato e divulgato una vicenda familiare dolorosa (...) con efficacia e attraverso passaggi essenziali ed emotivamente pregnanti (...). Quello che colpisce è la forza d'animo dimostrata e lo sguardo sempre fiducioso, attento, amorevole di chi ci invita ad avvicinare il decadimento e la regressione da cui tutti (o quasi) cercano di rifuggire (...). La demenza (...) una condizione esistenziale tragica, un modo di stare nel mondo fatto di spaesamento estremo, difficile anche solo d immaginare. Il peso dell'assistenza poi ricade sulle famiglie e non tutte riescono a sopportarlo. Ma questo libro ci dimostra che è possibile e che ne vale la pena (...).

Fabio Toti

("La Nuova Tribuna Letteraria", n° 57/2000, Padova)

(...) Ho letto con grande interesse il suo libro, apprezzando la naturalezza con la quale lei riesce a descrivere l'inesorabile decorso della malattia, senza indulgere a toni emotivi che tuttavia affiorano inevitabilmente in ogni pagina (...). Non posso che esternarle la mia ammirazione, sia dal punto di vista "letterario", ma soprattutto sul piano umano, per l'eccezionale dedizione, sempre consapevole, che lei ha saputo offrire alla persona da lei amata (...). Trovo assai utile la parte finale del libro con i consigli pratici che lei fornisce nelle varie fasi della malattia e che coprono i più vari aspetti di essa nella vita quotidiana. Sono sicuro che tali consigli saranno utilissimi ai molti che dovranno confrontarsi con questo terribile morbo e serviranno a chi, parente o assistente professionista, deciderà di dedicarsi a questi ammalati (...).

Alberto Maleci
(neurochirurgo, Cagliari)

(...) questa è poesia: poesia-vita, poesia-uomo (...)

Alberta Bigagli
(poeta-psicologa, Firenze)

(...) Grazie per il suo preciso e documentato volume... Penso che, al di là del racconto e della partecipazione umana, che esso ispira, possa costituire una lettura quanto mai preziosa anche per la stampa, gli "addetti ai lavori" medici e dell'informazione (...)

Giuseppe Marchetti
("Gazzetta di Parma", 14 settembre 1999, Parma)

(...) La scrittura è molto scorrevole e l'argomento di grande attualità (...) sicuramente i lettori ne saranno avvinti (...).

Rosellina Archinto
(critico, editore, Milano)

(...) La scienza dovrebbe avere l'umiltà di accogliere questa saggezza, che è nata solo dall'amore (...)...

Oretta Casucci Rampini
(scrittrice, Firenze)

(...) Un libro coraggioso; affronta senza veli e con prove concrete l'argomento della caducità e la lotta, mai sconfitta, della dedizione (...).

Liliana Ugolini
(poeta, Firenze)

(...) Personalmente ritengo sempre straordinario l'interesse e la divulgazione di tutto ciò che sia stato e rimanga tuttora particolarmente utile a rendere meno tragica l'evoluzione degenerativa progressiva fino alla disgregazione totale delle funzioni cerebrali, studiate da Alzheimer (il patologo tedesco). Ci riesce in maniera squisita, quasi in punta di piedi, una "non addetta ai lavori": Paola Ferrarese Pieroni nel suo libro, sacrificando (...) se stessa e la sua privacy (...). La dettagliata, meticolosa descrizione dell'evoluzione del grave male raggiunge un altissimo grado poetico, per abnegazione, smisurata tenerezza e solidarietà reiterate fino alla fine (...). Quest'opera, anche se non scritta da un medico, oltre ad essere un valido aiuto per i preziosi e basilari consigli, sorti direttamente dall'esperienza, dagli studi e dallo spirito di osservazione dell'autrice, concorre ad aprire un'ulteriore strada alla ricerca di guarigione e un raggio di speranza in tutti colori che si trovano o si troveranno ad affrontare questa terribile e spietata malattia (...).

Paolo Santangelo
("Talento" - n° 2/2000, Torino)

(...) Il libro è un esempio da imitare: è questa la scrittura che guarisce chi racconta e chi legge (...)

Nicoletta Cherubini
(linguista-saggista, Firenze)

(...) La cronaca di una malattia terribile raccontata da chi ha vissuto accanto ad un vita piegata dall'Alzheimer (...) racconto dettagliato di progressione del male ma anche manuale alla portata di tutti per chi convive con persone affette dall'Alzheimer (...) consigli per rendere la vita del malato più "confortevole" possibile (...).

("La Repubblica" - 8 settembre 1999, Firenze)

(...) Un'opera molto impegnativa. Affronta un argomento di carattere scientifico, toccandone i risvolti sociologici e umani che confinano col sentimento forte della vita, della fraternità, che implicano la necessità di una cooperazione che si dimostra determinante... L'autrice (...) per comprendere fino in fondo, con straordinaria partecipazione, il problema di difficile superamento, approfondisce la vicenda che riguarda le scienze neurologiche, in particolare il cervello, rigetta la visione antiquata che vede negli anni della vecchiaia l'abbandono ed il degrado dell'essere umano, guarda avanti, al progresso scientifico, all'andamento del male nei suoi riflessi patologici più gravi. La scrittrice, adoperando una prosa scarna, che guarda direttamente all'espressione oggettiva del significato che è strettamente connesso al suo significante, offre ai lettori uno studio particolare dell'argomento tormentoso del male, ne delinea l'approccio indefinibile, i particolari imbarazzanti, consiglia ed indica i modi per confortare al meglio lo sfortunato membro della famiglia. E non esclude altre forme di senilità (...). Ma si sofferma soprattutto sulle possibilità umane del sentimento dell'amicizia, affettuosità, amore, che può sorreggere la fatica della sofferenza nel lungo decorso della malattia, portando sollievo ed anche benessere, nei limiti del possibile, al paziente (...). In sottofondo, la musica nei suoi valori più alti, si definisce, per eccellenza, consolatrice e amica (...).

Giuseppina Luongo Bartolini
(poeta-critico da rivista "Sìlarus", novembre 2000, Battipaglia Salerno)

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