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Lo sguardo di Orfeo
Recensioni e commenti

Lo sguardo di Orfeo

 

(…) Parrebbe, ad una prima frettolosa (e ingenerosa) lettura di questo libro di poesie, trovarsi al cospetto di un’operazione letteraria di sintesi ungarettiana. Nulla di più errato! A ben vedere, addentrandosi a poco a poco attraverso la non troppo permeabile cortina dietro cui l’Autrice si cela al nostro indagare, si scopre invece un tesoro: la meravigliosa fioritura di un linguaggio nuovo e singolare, adamantino, di assoluta purezza, con cui l’Autrice stessa si offre al lettore con tutta la prorompente personalità, in poesie che sono di per sé poemi compiuti. Gran parte del loro pregio è certo insito nell’essenzialità del linguaggio, un linguaggio paradossalmente scarno e antiteticamente barocco, tagliente come lama e soffice come zéfiro. Ma vi è ben di più. Ogni parola è la perfetta tessera di un arabescato mosaico a cui nulla si potrebbe togliere, nulla aggiungere.(…) E’ il caleidoscopio di sentimenti e sensazioni offerti a piene mani, ora con pudore, ora con la spudorata gaiezza di un bimbo, la cui innocenza è di per sé lavacro purificatore…Di molti libri si potrebbe affermare che la loro eventuale non presenza non spiacerebbe ad alcuno. Non certo di questo: vera gemma incastonata in quel prezioso diadema che è la Poesia.

Pier Carlo Maschera
(critico- da "Talento"-Torino)


(…) Ho apprezzato molto le sue poesie. C’è una tensione estatica che isola la grazia nella sofferenza. E ci si addentra in un orizzonte esistenziale-metafisico di insolita ampiezza.(…)

Giuseppe Pontiggia
(scrittore-critico-Milano)

Ho letto "Lo sguardo di Orfeo" con il più vivo interesse, colpito dal ritmo frenato e ironico del suo discorso poetico, così essenziale ed esatto anche quando più persuaso segue i moti del cuore e della memoria.(…) Mi sono piaciuti i testi più visionari, come per esempio:"In sogno" o "Superstizione".(…)

Giorgio Barberi Squarotti
(scrittore-poeta-critico-Torino)

(…) E’ un libro importante, di spessore poetico cangiante, con profondità ed altezze invidiabili; frenesia di emozioni e sinestesie. Ho annotato moltissimi momenti empatici di contenuti, figure retoriche, metafore verbali, "coniazioni"verbali fortemente espressionistiche.(…)

Cesare Ruffato
(poeta-critico-Padova)

(…) Non è possibile in poche righe illustrare quanto doni l’incontro con la sua poesia. Si coglie come in essa abbia segreta sostanza la quotidiana esperienza, quella che ha lasciato le sue righe scritte nell’anima… Esse nei versi sembrano, spesso, rapide, leggere, eppure risultano profonde.Toccano interrogativi assoluti (es: "Alla fine del mondo/sono attesa", pag.55;  "Ma del domani/cercherò l’invito", pag.68;  "Prego", pag:99.(…) Si vive il dramma di passare attraverso brani di mondo:"Vivo a frammenti/nello sfondo/ incrinato", pag.62; a cui fa riscontro: "Ho frantumato il mio canto", pag.72. Tuttavia, pure in tale dramma del vivere umano nel mondo, non si smarrisce un intuito orizzonte d’unità: oltre a testi già citati, basti ricordare il sorprendente "Valori etici", pag.103.(…)La composizione poetica si struttura, spesso almeno, di lampeggiamenti esuberanti, aperti; altre volte è costruita come a colpi di scalpello e ne esce una scultura compatta, nella pietra (per es.: "Fredda/la pietra", pag.71 (…) Ho colto brani degni di nota (ad es.: "Figli2,pag.82; "Rimasi sola", pag.63-64), ma mi piace ricordare sopra ogni altro: "Raccogli/tutte/le tue valigie",pag.117, che per semplicità e luminosità di stile, per il significare profondo, dà figurazione di tutto ""Lo sguardo di Orfeo" (…)

Luigi Commissari
(scrittore-critico-Codogno)

E’ una poesia esplicitamente ungarettiana e vicinissima ai modi dell’ "Allegria", non solo nella forma-altrimenti non meriterebbe l’attenzione che invece merita, poiché di epigoni il grande Maestro ne ha avuti fin troppi- ma soprattutto nella forza dei concetti e nel vigore dell’osservazione (…) Non scrive certo, l’Autrice, per rendere allegri i lettori, bensì per tracciare una mappa di possibili luoghi dove scoprirsi nudi, forse anche indifesi, di fronte all’esistenza e alle sue trappole feroci. Non indica vie di scampo o di fuga: si limita a mostrare, con assai parca concessione alla bellezza e alla commozione lirica, ciò che incontra nel suo viaggio interiore e intellettuale. E’ grande la capacità linguistica, l’abilità verbale nel trovare la parola esatta e non frustra né banale; non per vuota ambizione all’inconsuetudine o alla ricercatezza, bensì perché-sulle orme del già citato Maestro- sa bene come in poesia solo una parola adeguata, non lisa dall’uso scontato, possa descrivere con proprietà ciò che forse è sì esperienza di tutti, a livello indistinto, ma che per divenire arte ( e quindi tradursi da confuso sentire a pensiero) richiede gli opportuni strumenti…Il risultato è di quelli che pesano: in tempi in cui la parola è svilita, l’Autrice ne riafferma la forza e basta questo, al di là dei molti pregi intrinsechi, a fare di questo libro un libro importante.

Stefano Valentini
(critico-"La Nuova Tribuna Letteraria"-Montemerlo/Padova)

(…) Appare evidente il gusto ungarettiano della parola scavata nel cuore del poeta, in cui l’emozione più profonda si sintetizza e definisce in un orizzonte carico di sensibile musicalità (…)"Lo sguardo di Orfeo" si rivela subito emblematica e significativa perché sta a rappresentare il tragitto (…) all’approfondimento intellettuale, sul piano tematico e tecnico, della propria capacità di dare un grande contributo al mondo della poesia (…) e le pagine che oggi leggiamo testimoniano ampiamente dell’altezza linguistica che riesce a conquistare nella resa poetica, un’intelligenza del mondo geniale ed aperta, in cui passione e vita si identificano fino a confondersi in un tessuto fortemente connettivo, che appare filigranato e trasparente, a velare/svelare la sua personalità forte e assai problematica (…)Nulla di banale, di grossolano è nelle sue pagine, in contrasto con la letteratura corrente, la contaminazione dei generi, la caduta estetica di questi anni cruciali. I brani lirici più brevi, meno brevi, segnano l’intensità di un’ispirazione continua, sotterranea, lancinante (…)

Giuseppina Luongo Bartolini
(poeta-critico-"Punto di Vista"-Padova "Silarus"Battipaglia)

(…) Di per sé la composizione dell’Autrice si muove tra stacchi, spazi, rapidi tratti, decise metafore, quasi fossero toni o note d’un aria musicale elaborata e sempre nuova. Un libro scandito, certamente, tra vita e parola(…)

Alberto Cappi
(poeta-critico-Mantova)

(…) Un’accensione di tonalità che situano all’interno del processo cognitivo…una sorta di controcanto libero…La parola luce e bianco si dilatano e si contestualizzano all’interno della struttura, della forma e dei contenuti…Luce…una direttrice di marcia che la poetessa ha racchiuso e suggellato attraverso un processo di rarefazione…La struttura metrica della Ferrarese, sia pure facilmente agganciabile o assimilabile a stilemi della lezione ungarettiana, vibra di sé e si affida ad un impulso di naturale espansione.(…)

Angelo Lippo
(poeta-scrittore-critico-Taranto)

Ho apprezzato moltissimo "Lo sguardo di Orfeo" per la abbagliante essenzialità del dettato poetico. I versi sono veri e propri fendenti di luce nel buio della nostra realtà esistenziale. Anche la "langue"è quanto di più seducente e raffinato ci è dato oggi di incontrare. Immagini come "chiarore infinito della solitudine","olezzo di candore che si dona", "il mattino screzia il mio curvo bagliore" sono l’indice di una potenzialità inventiva e d’una padronanza linguistica inusitata.(…)

Pietro Civitareale
(poeta-critico-Firenze)

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